Martedì, 29 Settembre 2020

Identità digitale, i rischi del nuovo centralismo

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Il Sistema Pubblico di Identità Digitale nazionale, denominato SPID (www.spid.gov.it), è la soluzione introdotta con il Decreto legislativo 07/03/2005, n. 82 che permette ai cittadini di accedere a tutti i servizi online della pubblica amministrazione e dei soggetti privati aderenti con un’unica identità digitale utilizzabile su qualunque dispositivo (computer, tablet e smartphone).

Grazie a SPID è quindi possibile accedere con una sola username e password a tutti i servizi online della pubblica amministrazione, dimenticandosi di tenere in tasca decine di password con evidenti scomodità di conservazione ed elevate criticità in caso di perdita.

Nella visione del legislatore, l’identità digitale assume una valenza non solo nazionale, ma addirittura europea. Da questo punto di vista, l’Agenzia per l’Italia Digitale ha completato il processo di notifica alla Commissione Europea del sistema SPID: dal 10 settembre 2019 l’identità digitale SPID può essere usata per l’accesso ai servizi in rete delle pubbliche amministrazioni dell’Unione europea in conformità al Regolamento n.910/2014 per l’identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno, denominato eIDAS.

I quattro principali attori che entrano in gioco nel processo organizzativo della gestione e dell’utilizzo

dell’identità digitali sono:

gli Identity Provider (attualmente nove), società che forniscono le credenziali SPID ai cittadini secondo diverse modalità di riconoscimento (di persona, tramite carta d’identità elettronica, carta nazionale dei servizi, firma digitale, web cam)

i fornitori di servizi, pubbliche amministrazioni che rendono disponibili servizi online accessibili tramite SPID

i cittadini, gli utenti dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni

l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), che gestisce l’infrastruttura SPID e valida le informazioni (metadati) che le pubbliche amministrazioni (fornitori di servizi) trasmettano per richiedere l’autorizzazione ad attivare un servizio accessibile tramite SPID

Ne 2015 il governo Renzi si era posto l’obiettivo di raggiungere tra 9 e 17 milioni di utenti attivi a tre anni dal lancio di SPID. Oggi, dopo 5 anni, AgID conferma che la diffusione e l’utilizzo effettivo del Sistema Pubblico di Identità Digitale è ben lontano da questi numeri.

Il numero di identità SPID rilasciate a fine gennaio 2020 è pari a 5.685.148. Il tasso di crescita è di circa 50.000 identità a settimana, la maggior parte delle quali appartengono a professionisti, addetti ai lavori e funzionari pubblici.

Uno dei principali problemi che ha portato a questi risultati è sicuramente relativo ai pochi servizi attivati dalle pubbliche amministrazioni e alla bassa utilità percepita dai cittadini nell’utilizzare SPID.

Soprattutto nei piccoli Comuni, dove il rapporto con i cittadini è basato ancora su una prossimità fisica, si assiste a una scarsa sensibilità dell’ente a promuovere il Sistema Pubblico di Identità Digitale e una difficoltà del cittadino a vedere i benefici dell’utilizzo di SPID, anche a causa dell’assenza di campagne comunicative e di informazione.

Diversi sono, per esempio, i casi di cittadini che hanno attivato SPID per servizi di proprio interesse (il bonus governativo per i diciottenni) e che non trovano successive occasioni di utilizzo in altri contesti, perdendo così l’abitudine a utilizzare SPID e vanificando l’effetto incentivante ottenuto con l’abbinamento tra il bonus e l’identità digitale.

Laddove le pubbliche amministrazioni e i cittadini hanno creduto nell’attivazione dell’identità digitale, investendo tempo, risorse economiche ed entusiasmo nella realizzazione di servizi innovativi, ci ha pensato la burocrazie centrale a fermane la diffusione.

Il processo con cui AgID autorizza una pubblica amministrazione ad attivare servizi SPID è infatti degno di una vera burocrazia digitale e commenti come quello sotto riportato, in cui si lamentano tempi di attesa eccessivi e mancate rispose per attivare SPID, sono ormai a decine nel sito dell’Agenzia (fonte https://github.com/italia/spid).

Si aggiunga che le case produttrici di software spesso hanno sfruttato SPID, più che come occasione per migliorare i loro sistemi, come opportunità per fare business, chiedendo integrazioni contrattuali alle amministrazioni per abilitare questo servizio nelle proprie piattaforme.

Infine, ultimamente gli Identity Provider che hanno investito per creare infrastrutture di rilascio e gestione delle credenziali, rischiano con un emendamento ora in discussione in Senato, presentato dalla Ministra per l’innovazione digitale Paola Pisano, che il progetto SPID sia riportato sotto l’egida diretta dello Stato, ricadendo nel classico vizio italiano per cui si crede che solo il pubblico possa erogare in modo efficiente un servizio di interesse collettivo.

Considerato che il tema dell’identità digitale è cruciale in questo momento, è necessario porre in essere un piano strategico di rilancio di SPID non solo come strumento di identificazione per il cittadino, ma anche per riconoscere l’appartenenza di un utente a una categoria professionale, fino a portare a compimento il suo utilizzo come strumento per la sottoscrizione elettronica di documenti digitali.