Lunedì, 17 Febbraio 2020

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Divisionismo, così a Milano rivoluzionò il colore

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La grande pittura dell’Ottocento e dei primi del Novecento è in questo momento in mostra a Lecco e a Novara. Domenica 19 gennaio chiuderà al Palazzo delle Paure, in riva al Lago di Como, la mostra “I macchiaioli. Storia di una rivoluzione d’arte” curata dalla bravissima Simona Bartolena. Ma la grande attrazione del momento, “benedetta” pure da Vittorio Sgarbi, è al Castello Visconteo Sforzesco di Novara fino al 5 aprile. Si tratta della mostra “Divisionismo. La rivoluzione della luce”, probabilmente la più importante mostra degli ultimi anni dedicata al movimento giustamente considerato prima avanguardia in Italia.

Promossa e organizzata dal Comune di Novara, dalla Fondazione Castello Visconteo e dall’Associazione METS Percorsi d’arte, in collaborazione con ATL della provincia di Novara, con i patrocini di Commissione europea e Provincia di Novara, con il sostegno di Banco BPM (Main Sponsor), Regione Piemonte, Fondazione CRT e Esseco s.r.l., è curata dalla nota studiosa Annie-Paule Quinsac, tra i primi storici dell’arte ad essersi dedicata al Divisionismo sul finire degli anni Sessanta, esperta in particolare di Giovanni Segantini, figura che ha dominato l’arte europea dagli anni Novanta alla Prima guerra mondiale, di Carlo Fornara e di Vittore Grubicy de Dragon, artisti ai quali ha dedicato fondamentali pubblicazioni ed esposizioni. Per la sua posizione geografica, a 45 chilometri dal Monferrato, fonte iconografica imprescindibile nell’opera di Angelo Morbelli, e appena più di 100 dalla Volpedo di Giuseppe Pellizza, senza dimenticare la Valle Vigezzo di Fornara, Novara è infatti luogo deputato per ospitare questa rassegna, incentrata sul Divisionismo lombardo-piemontese: i rapporti con il territorio ne hanno determinato le scelte e il taglio complessivo.

Il Divisionismo nasce a Milano, sulla stessa premessa del Puntinismo, senza tuttavia che si possa parlare di influenza diretta. Muove dall’idea che lo studio dei trattati d’ottica, che hanno rivoluzionato il concetto di colore, debba determinare la tecnica del pittore moderno. Si sviluppa nel Nord d’Italia, grazie soprattutto al sostegno di Grubicy de Dragon, mercante d’arte, critico, pubblicista e a sua volta pittore, che con il fratello Alberto gestisce a partire del 1876 una galleria d’arte a Milano. E’ Vittore a diffondere tra i pittori della sua scuderia il principio della sostituzione della miscela chimica dei colori tradizionalmente ottenuta sulla tavolozza, con un approccio diretto all’accostamento dei toni complementari sulla tela. Da dato chimico, il colore diventa fenomeno ottico e alla dovuta distanza l’occhio dello spettatore può ricomporre le pennellate staccate in una sintesi tonale, percependo una maggior luminosità nel dipinto. Presto il Divisionismo da Milano e dalla Lombardia si allarga al Piemonte: la pennellata divisa è destinata a diventare strumento privilegiato nella traduzione di una poetica della natura o di una messa a fuoco delle tematiche sociali. Solo Gaetano Previati, irriducibilmente antirealista sin dagli esordi, elabora una visione simbolista che scaturisce dal mito, da un’interpretazione visionaria della storia o dall’iconografia cristiana, agli antipodi di quella di Segantini sempre legata alla radice naturalista di una percezione panica dell’alta quota. A proposito di Segantini, a Novara è in mostra tra le varie opere “Dopo il temporale” (1883-1885). Si tratta di uno dei capolavori del periodo brianteo: è prevalentemente uno studio di luce, attraverso il quale prende vita un momento nel quotidiano della pastorizia. Non ancora divisionista, il dipinto è giocato su ricchi toni di argentei, verdi e giallo modulati sulla tela in impasti fluidi di vario spessore che suggeriscono lo squarcio di luce che irrompe tra i nuvoloni, l’umidità del terreno, la lana bagnata delle pecore, l’effetto del vento sui protagonisti.

Ordinata in 8 sezioni tematiche, l’esposizione consta di 70 opere di grande qualità e bellezza, provenienti da importanti musei e istituzioni pubbliche e da collezioni private. Detto di Segantini, Fornara, Grubicy de Dragon, Morbelli, Pellizza e Previati, a Novara si possono ammirare opere anche di Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni, Emilio Longoni, Giovanni Sottocornola, Plinio Nomellini, Cesare Maggi, Matteo Olivero, Achille Tominetti, Angelo Barabino, Carlo Cressini e Filiberto Minozzi. Una mostra dunque di grande respiro, un percorso ricco e affascinante tra le opere più significative dei maestri divisionisti italiani in un luogo, l’imponente Castello Visconteo Sforzesco, ristrutturato a regola d’arte per una vocazione museale.