Mercoledì, 23 Settembre 2020

Italia analfabeta digitale, questo grafico la inchioda

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Analfabeti digitali. L'Italia conferma l'insufficienza piena in un campo che costituisce un volano fondamentale per l'economia e la cultura di un paese. Peggio di noi solo Romania, Grecia e Bulgaria, per intenderci. A certificare la drammatica situazione è ancora una volta l'indice DESI, ovvero l'indice di digitalizzazione dell'economia e della società aùcon cui la Commissione Europea monitora il progresso digitale degli Stati membri dal 2014. Per l'edizione 2020 l'Italia si colloca al 25º posto fra i 28 Stati membri dell'UE. Sussistono carenze significative per quanto riguarda il capitale umano. Rispetto alla media UE, l'Italia registra livelli di competenze digitali di base e avanzate molto bassi. Anche il numero di specialisti e laureati nel settore TIC è molto al di sotto della media UE. Queste carenze in termini di competenze digitali si riflettono nel modesto utilizzo dei servizi online, compresi i servizi pubblici digitali. Solo il 74% degli italiani usa abitualmente Internet. Sebbene il paese si collochi in una posizione relativamente alta nell'offerta di servizi pubblici digitali (egovernment), il loro utilizzo rimane scarso. Analogamente, le imprese italiane presentano ritardi nell'utilizzo di tecnologie come il cloud e i big data, così come per quanto riguarda l'adozione del commercio elettronico.

Nel 2019 a livello politico è cresciuta l'attenzione verso il potenziamento della digitalizzazione dell'economia e della società italiane. L'anno è stato contrassegnato dal lancio di nuove iniziative e, in particolare, dall'istituzione di un nuovo Ministero per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, con funzioni di coordinamento. Nel dicembre 2019 il Ministero ha presentato la strategia "Italia 2025", un piano quinquennale che pone la digitalizzazione e l'innovazione al centro di "un processo di trasformazione strutturale e radicale del Paese".

Per quanto riguarda la digitalizzazione delle imprese, il governo ha rinnovato il Piano Nazionale "Impresa 4.0" e ha lanciato il piano "Transizione 4.0", con una maggiore attenzione all'innovazione, agli investimenti verdi e alla partecipazione delle PMI. Inoltre nel marzo 2020 il governo ha varato il Fondo Nazionale Innovazione, che ha una dotazione finanziaria di partenza di 1 miliardo di EUR e opera sulla base di metodologie di Venture Capital per sostenere gli investimenti nelle imprese innovative.

Infine nel 2019 il governo ha avviato i lavori su due nuove strategie nazionali, una sull'intelligenza artificiale (IA) e l'altra sulla blockchain, con il sostengo di gruppi di esperti dell'industria, del mondo accademico e delle parti sociali.

I NODI IRRISOLTI. Per il deputato leghista Massimiliano Capitanio, membro della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera e in prima linea sul fronte dell'innovazione e digitalizzazione del Paese, ci sono ancora troppi nodi irrisolti. "Il progetto per portare l'educazione alla cittadinanza digitale a scuola, divenuto legge nell'agosto del 2019, è fermo in attesa delle linee guida del ministero - spiega il deputato - L'indice Desi fa bene a rilevare che una falla è proprio il capitale umano: poca digitalizzazione a scuola, pochi fondi per la formazione della PA, Agid è lenta nell'autorizzare i Comuni nell'utilizzo di Spid, persino il famoso bonus cultura per i neo diciottenni esclude la spesa per pc, tablet e stampanti. L'Italia è priva di un vero ministero di riferimento, gli attuali sottosegretari sono senza deleghe, il ministro per l'Innovazione è senza portafoglio, il piano per la banda ultralarga è una ferita aperta, la Rai parla troppo poco di questi temi. Non serve una rivoluzione, serve concretezza e velocità"